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#familienausflug Sei dir nie zu schade, etwas zu unternehmen, was dein Leben verändern würde... Es könnte dein #Glück sein.

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La scorsa estate uscivo di notte e c'era una famiglia di tassi che girovagava davanti a casa mia, avevano fatto la tana qua vicino ed erano grossi e silenziosi. Mi piacciono i tassi, perché sono animali pacifici ma coraggiosi, se ne stanno buoni finché nessuno li disturba, ma sanno reagire se attaccati. Poi l'alluvione di settembre se li è portati via. Amavo le notti d'estate, anche perché c'erano loro a tenermi compagnia quando rientravo a casa. Li seguivo sempre, finché non scappavano. Ora invece non ci sono più, ma ci sono sempre gli assioli, che puntuali subito dopo il crepuscolo cantano il loro "chiù". Gli assioli sono meno coraggiosi, ma forse più furbi, perché da buoni rapaci notturni, si nascondono nella loro tana sull'albero e passano la notte a cantare il loro "chiù". Chi ha la fortuna di sentirli non può che amarli. Così come il Pascoli, che sul loro canto scrisse una delle poesie più belle sulla natura, sulla pace notturna e sulla morte. Ora, io amo la natura, e in questo mondo spesso frenetico, quando ho bisogno di staccare, non conosco cosa migliore di lavorare nel mio giardino o di andare con gli scout, e da quando i tassi non ci sono più, ho accettato che la natura è più forte di noi e non riesco a non amarla. Amo ancora le notti d'estate, perché quando sono a letto con la finestra aperta, nel silenzio che mi rimanda ai tempi delle ville di campagna illuminate dalle candele, sento lontano un canto, un chiù. . . . "Dov'era la luna? ché il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù… Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù… Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento: squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento (tintinni a invisibili porte che forse non s’aprono più?…); e c’era quel pianto di morte… chiù…"

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